L’uomo senza passato

Ho appena visto il film così intitolato, del regista finlandese Aki Kaurismaki. Odio chi racconta un film a quelli che non l’hanno ancora visto, quindi mi comporto di conseguenza. Dirò qualcosa, tuttavia, quindi sei ancora in tempo a smettere di leggere. Uomo avvisato…

Bene, l’uomo senza passato è un disgraziato che viene aggredito da tre rapinatori, pestato a sangue fin quasi a restarci secco. Sopravvive, ma non ricorda più niente, nemmeno come si chiama. Viene aiutato da povera gente, che vive in un container. Nel film emerge una grande solidarietà fra poveri, persone che non hanno quasi niente, eppure tanto da dare agli altri.
A noi italiani può sembrare una favola, ma i finlandesi hanno un’altra mentalità, e il film è assolutamente credibile. Da noi potrebbe succedere solo in una candid camera, che uno entri in un bar a chiedere un bicchiere d’acqua calda, si sieda al tavolo ed estragga dalla tasca una bustina di tè (presumibilmente usata). La reazione dei proprietari probabilmente sarebbe diversa da quella nel film, in cui al disgraziato viene anche offerto un pasto gratis.
La solidarietà è sicuramente uno dei tratti più evidenti, assieme al simmetrico rifiuto da parte delle istituzioni, dalla polizia all’ufficio di collocamento, ad aiutare una persona che non sa nemmeno chi è e non ha documenti.

E poi, c’è l’essenzialità delle scene e dei dialoghi. Non una parola di più. Fa riflettere, su quante stupide parole inutili ci sommergono, e su quanto poco serva a una persona per essere felice: basterebbe agire un po’ di solidarietà, invece dell’individualismo competitivo che rende l’uomo un lupo per l’uomo. Hobbes dev’esser caduto dal seggiolone: i lupi sono solidali fra loro, non si sbranano a vicenda.

Ma mi ero ripromesso di non scrivere del film, quindi termino con questa suggestione: a volte il passato ci impedisce di vivere. Tutti noi abbiamo la tendenza a legarci ai ricordi, a fissare momenti piacevoli, magari con foto che non ci stanchiamo mai di riguardare. Perfino i replicanti di Blade Runner ne avevano bisogno, per la costruzione di un’identità: ricordi di esperienze che loro non potevano aver vissuto, non essendo veri esseri umani.
Certamente la memoria è una parte fondamentale della nostra identità, e non è auspicabile una botta in testa che ci faccia dimenticare chi siamo. Però non abbiamo solo ricordi belli, ma anche spiacevoli, di errori che ci perseguitano, di aspettative non soddisfatte, di un’immagine di noi stessi che è rimasta identica mentre noi cambiavamo. Allora dovremmo imparare a liberarci delle zavorre del passato, e considerare quello che siamo, in questo momento, e che cosa vogliamo. Adesso.
Un passato che non passa, impedisce di vivere il presente.

L’uomo senza passatoultima modifica: 2003-12-05T01:38:56+01:00da max.online
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2 pensieri su “L’uomo senza passato

  1. Spesso ricordare fa male e vivere nel passato non è vivere. tuttavia se azzerassimo tutto cancelleremmo due volte anche quelli che non ci sono più e che abbiamo amato e poi cancellare gli errori ci farebbe dimenticare di averli fatti e questo non aiuta.quindi, come dici tu,viviamo oggi consapevoli di ciò che siamo:uomini di ieri e di oggi in cammino verso il domani.questo non ci impedisce di essere solidali ,se sappiamo e vogliamo esserlo. un saluto

  2. Solidarietà… oggetto sconosciuto, parole..conteni tori sterili.. ricordi … hai fatto caso Max che solo quelli dolorosi ti legano al passato? E ce la paura del dolore ti impedisce di vivere l’oggi? Il passato è la nostra vita, ma tendiamo a chiuderci al presente se non impariamo a convivere con esso. Io non ci sono ancora riuscita…

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